Tuesday, 21 May 2013
Da cosa ha origine il Sogno?
Scritto da Dott. Loredana Scalini Mostra tutti gli articoli di questo autore.
Text

DA COSA HA ORIGINE IL SOGNO?

 

 

Sotto la spinta del movimento cognitivista verso la metà degli anni ‘80 la ricerca sul sogno ha spostato l'attenzione dalla descrizione del sogno e del suo significato ai processi mentali implicati in questo fenomeno, alla ricerca cioè dei processi cognitivi di generazione del sogno.

Fu così che vennero introdotti paradigmi di acquisizione dei dati relativi all'attività mentale del sonno che potessero fornire informazioni aggiuntive (a quelle del protocollo) utili per la comprensione dei processi cognitivi alla base del sogno.

 

 

MEMORIA E SOGNO

 

Per studiare il sogno come un processo cognitivo è però necessario disporre, oltre che dei dati relativi all'output del processo (cioè il racconto del sogno acquisito al risveglio), anche dei dati relativi all'input. Tali dati non possono essere altro che “contenuti mnestici”, ossia elementi presenti nella memoria del soggetto, che fungono da innesco alla produzione del contenuto del sogno. Infatti il sogno è il risultato di un lavoro di elaborazione e integrazione di questi contenuti di memoria che si rendono disponibili al sistema cognitivo.

 

 

Quindi, pur salvaguardando e utilizzando il paradigma sperimentale della psicofisiologia tradizionale, gli studi più recenti tendono a occuparsi del sogno in termini cognitivisti seguendo il modello dell’ HIP (Human Information Processing): si prendono in esame i rapporti esistenti tra l'input e l'output tentando di avanzare ipotesi sul meccanismo attraverso cui tale elaborazione avviene (information processing).

 

 

Per pervenire a questi contenuti mnestici (input) si può ricorrere al metodo delle associazioni in cui ai soggetti, immediatamente dopo il risveglio, viene chiesto di fare delle associazioni ai singoli elementi del sogno cercando di rintracciare quindi le fonti di memoria da cui il singolo frammento onirico emerge. La tecnica sperimentale prevede che lo sperimentatore faccia riascoltare al soggetto il proprio resoconto registrato, segmentandolo in brevi unità tematiche e cioè in brevi spezzoni dotati di senso. Per ciascun frammento di sogno il soggetto deve riferire qualsiasi cosa gli viene in mente che ritenga in qualche modo associato al contenuto onirico.

L'assunto di base di questa procedura è che i contenuti mnestici associati ai vari elementi del contenuto onirico mantengano una parziale attivazione immediatamente dopo la rievocazione a seguito di un risveglio sperimentale.

Con tale tecnica è possibile fare ipotesi circa i sistemi di memoria che vengono coinvolti maggiormente in diversi momenti della notte o del sonno. E’ possibile così individuare la collocazione temporale dei contenuti mnestici a seconda degli stadi del sonno: ad esempio nell'addormentamento e nel sogno immediatamente precedenti il risveglio spontaneo del mattino è stato rilevato un numero maggiore di residui diurni e rispetto a quelli che si trovano nei sogni REM, mentre in quest'ultimo sono presenti le memorie relative a eventi accaduti nel corso dell'anno precedente al sogno. Inoltre è possibile tentare di costruire un modello cognitivo di generazione dell'esperienza onirica.

 

 

 

RICERCHE

 

Il gruppo di ricerca di psicofisiologia del sonno e del sogno del Dipartimento di psicologia dell'università di Bologna ha svolto uno studio volto a evidenziare le differenze nel materiale mnestico attivato nelle diverse condizioni di sonno.

Il materiale associativo raccolto veniva classificato in tre categorie:

 

-       Associazioni episodiche: riguardano episodi della vita del soggetto sono classificate in quattro sottocategorie: associazioni a resti diurni, a eventi recenti, a eventi remoti e a eventi futuri.

 

-       Associazioni ad autoriferimenti astratti: non riferite a precisi episodi e legate al comportamento abituale del soggetto.

 

-       Associazioni semantiche: riguardano conoscenze o riflessioni specifiche circa il mondo indipendenti da esperienze autobiografiche.

 

 

RISULTATI:

 

 

-       La quantità delle fonti mnestiche di tipo semantico è risultata maggiormente implicata nella produzione di sogni durante la fase REM piuttosto che in quella NREM; inoltre tali fonti mnestiche sono maggiori durante la fase REM del terzo ciclo di sonno rispetto a quella del primo ciclo; inoltre quella del secondo ciclo è maggiore quella di tutti i cicli. 

 

-       Sia nell'addormentamento che durante il risveglio spontaneo al mattino sono prevalentemente attivate fonti mnestiche di tipo episodico-autobiografico. Ciò probabilmente riflette un meccanismo di tipo attivo finalizzato al mantenimento della continuità di esperienza tra la veglia e il sonno. In particolare il risveglio svolgerebbe una funzione preparatoria alla nuova veglia che sta per verificarsi e in tale fase di individuo rientra in possesso di quelle conoscenze che gli permettono un adeguato contatto con la realtà.

 

 

Natale (1994) ha osservato l'andamento delle fonti mnestiche attivate su tutto l'arco delle 24 h in uno studio su 54 soggetti divisi in gruppi di orario ai quali veniva chiesto di produrre ogni 2 ore (in veglia) un sogno simulato.

I risultati relativi alle ore notturne hanno sostanzialmente replicato quelli riscontrati nei lavori succitati con una prevalenza di associazioni semantiche nella parte centrale della notte e di associazioni di tipo autobiografico-episodico con un andamento parallelo a quello della temperatura corporea e con due picchi positivi negli orari corrispondenti all'addormentamento e al risveglio.

 

 

I risultati di queste ricerche hanno dimostrato una netta distinzione nell’ attivazione dei due sistemi di memoria semantica ed episodica nelle diverse fasi del sonno e nelle diverse ore della notte.

 


 
Numero di Visitatori Online: 70

Entra - Login

Sostieni Psichepedia

Fai una donazione libera...
...per una libera enciclopedia.

CERCA NEL SITO